Una storia lunga

Una storia lunga. Ho sempre sostenuto i governi per i quali il mio Partito aveva fatto questa scelta. Quanto ai Presidenti del consiglio cui facevano capo è altra cosa. Non poche sono state le difficoltà ad impegnarmi su questo. La cosa che posso constatare è che, nelle difficoltà , a volte terribili,  qualche risultato è sempre stato ottenuto. Vale anche per Renzi? Oggi come oggi non saprei dire .  Cominciamo con il primo centro sinistra, nel 1963 con presidente Aldo Moro. Votammo contro, ma l’intervento alla Camera di Togliatti fu tutt’altro che contro. Anche in quella circostanza ci furono lai e contro lai (Togliatti doveva essere più duro, si sentiva dire nelle sezioni), ma iniziò allora il cammino del PCI partito di governo come sosteneva Giorgio Amendola. Altro rospo non piccolo fu il governo Andreotti, con l’astensione del PCI. Lo giustificammo giustamente per la lotta al terrorismo e per ribadire la nostra fermezza contro le brigate rosse. Altri erano per la trattativa. In particolare Craxi. Non poche furono le discussioni anche in questa circostanza. Non vi dico poi le discussioni sul governo Craxi al quale ci opponemmo vivamente. In questa circostanza, con grande sorpresa ,  perdemmo il referendum sulla scala mobile e fu un trauma per il PCI e per tanti di noi. Nel partito ci furono discussioni ed anche rotture di non poco conto. Ci furono poi vicende alterne per un lungo periodo, pur sempre latente il dualismo pro e contro il governo sino al momento in cui Ciampi divenne presidente del consiglio con una nostra presenza organica (PDS). Entrammo nell’euro.

Poi ci fu Berlusconi. Si passò poi al governo Dini con il nostro appoggio esterno. Non vi dico la gioia per questo presidente del consiglio  che fece una riforma sostanziosa delle pensioni con discussioni, nel partito, a non finire. Ci furono poi tre presidenti del consiglio nostri Prodi, D’Alema e Amato. Vicende complesse per tutti questi governi, con scarsa unità d’intenti. Il dopo Berlusconi primo ministro,  ha visto, poi, il governo Monti, voluto anche da noi, e poi Letta, per il quale mi sono battuto sino all’ultimo per la sua permanenza a Palazzo Chigi, nonostante la sua decretazione sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Andava riconosciuto il suo merito di aver spezzato l’unità del  centro destra isolando Berlusconi Nel merito se ne discute ancora oggi. Venendo all’oggi: che dire e che fare? Che dire:personalmente non credo che Renzi sia espressione della nuova sinistra italiana. Non lo credevo prima, non lo credo oggi. Che fare? Oggi siamo al governo  o, almeno, lo saremo fra poche ore. Fassina ha parlato alla Camera ed ha detto che non diamo deleghe in bianco con ciò raggiungendo, o cercando di raggiungere, un doppio scopo: quello di far sentire la voce della minoranza del PD e, l’altro, di diventarne leader. Auguri. C’è anche un bel documento di Gianni Cuperlo elaborato con la collaborazione dei parlamentari  e di tanti altri. Di questo, però, nessuno parla. I nostri  ex cuperliani e sinistri super sinistri, dopo  lazzi e litanie contro Cuperlo, si guardano bene dall’entrare nel merito:troppa fatica, meglio dire no a Cuperlo, bacchettarlo, se non di peggio, per aver approvato il documento in direzione, avendo “disobbedito” a D’Alema che voleva non si votasse il documento, fors’anche, votando contro. Sostenere il governo, come partito, cercando di migliorarne gli intenti e il futuro programma è sbagliato? Io non penso . L’ho sempre fatto per tutti i governi di cui ho parlato di cui eravamo parte e lo farò anche per questo. Voglio che il PD sia partito di governo e dobbiamo essere nella contesa come lo siamo sempre stati nei momenti complessi e difficili come oggi o terribili, come quando Togliatti enunciò la svolta di Salerno e ci alleammo  con i monarchici per cacciare tedeschi e fascisti. Approvammo poi la Costituzione le cui regole ci permettono ancora oggi di votare in Parlamento con regole democratiche grazie anche all’immenso contributo del Presidente Giorgio Napolitano. E non ci si spara nelle strade

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