35° Anniversario della Strage di Ustica di Simonetta Saliera

Simonetta Saliera

http://www.simonettasaliera.it

Domani, a Bologna, ricorderemo il  una ferita nell’intero tessuto democratico italiano, una cicatrice che ancora oggi sfregia il volto della nostra nazione democratica perché ci priva della verità. Nel caso di Ustica, come in quello di tutte quelle stragi che vanno sotto il nome di “strategia della tensione” il cui vero scopo fu quello di bloccare lo sviluppo civile e democratico dell’Italia degli anni ’70 e ’80, la più grande ferita è l’assenza di verità. Piangiamo, e non dobbiamo mai smettere di farlo, i morti. Siamo vicini alle famiglie che ancora a 35 anni di distanza si chiedono perché sono state private dei loro cari dalla mano barbara del terrorismo e dello stragismo. Ma allo stesso tempo soffriamo. Non solo i morti, il ricordo di chi non c’è più. Di quegli innocenti le cui voci che, come si può ascoltare in modo toccante visitando il Museo di Ustica, di tutto parlavano meno che della morte mentre le loro vite stavano speditamente viaggiano verso un futuro ineluttabile quanto drammatico. Soffriamo anche perché ci viene negata la verità. E’ la costante dello stragismo italiano: da Portella delle Ginestre all’Accademia dei Georgofili, dalla Strage di Piazza Fontana al rapimento e all’omicidio del Presidente Aldo Moro. A tutta la violenza che ha insanguinato Bologna: l’Italicus, il rapido 904, la strage alla Stazione di Bologna, la vicenda della Uno Bianca, l’omicidio di Marco Biagi e, appunto, la strage di Ustica. Tutte pagine tragiche della nostra vita accomunate dall’oscurità, da pezzi di verità mancanti. Celati. Nascosti dietro muri di gomma e di menzogne. Come ebbe a dire una volta il senatore Libero Gualtieri, indimenticabile e indimenticato Presidente della Commissione Stragi, “lo stragismo vive della paura, la paura è figlia della negazione della verità”. Bologna e l’Italia vogliono ricordare. E vogliono la verità, tutta la verità. Ciò che accadde nel cielo di Ustica in quella tragica notte del 1980 è una cicatrice sulla pelle della nostra democrazia. Ricordare non è solo un esercizio retorico: è vaccinarsi dalla tentazione dell’oblio e dell’omologazione. E’ tenere vivi gli anticorpi che una società ha maturato nel corso della propria storia per non rivederne le tragedie. E’ rendersi immuni dalla superficialità e dal rischio che distruggendo la memoria si cancelli la base stessa della nostra identità e della continuità con il tempo. La nostra fatica del vivere quotidiano è piena di tribolazioni, di paure e di ansie, ma se possiamo continuare a vivere in una democrazia è perché attraverso la memoria sappiamo rendere un omaggio a chi ha perso la vita in tragedie come quella di Ustica. In questi anni la Regione Emilia-Romagna in generale e l’Assemblea legislativa in particolare hanno sostenuto e incentivato le attività dell’Associazione dei famigliari delle vittime, partendo dal coinvolgimento degli studenti e degli artisti al fine di promuovere, attraverso il teatro, l’impegno civile della memoria. E’ un dovere quotidiano che va di pari passo con l’impegno di tutti noi nel chiedere che su fatti come questo, che così tanto hanno ferito la nostra coscienza civile, sia fatta completa luce. Per arrivare ad avere la verità, tutta la verità.

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